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lunedì 16 febbraio 2015

Italiani d'America / Riapre la storica libreria Vanni

NEW YORK. Sante Fortunato Vanni, parti’ dalla Sicilia nel 1884 ed apri’ a New York una libreria, con annessa stamperia. Oggi, sotto il patrocinio del Centro Primo Levi di New York, riapre nel cuore del Village quella leggendaria libreria che rappresenta un pezzo di storia della metropoli e della comunita’ italoamericana.
Il S.V. Vanni Bookstore ha venduto per anni i classici della letteratura italiana ma soprattutto dizionari, grammatiche, manuali, giornali, cartoline e calendari. Svolgeva un utilissimo servizio per la corrispondenza commerciale e privata, considerando che molti dei “coloni”, come venivano chiamati gli immigrati italiani, non erano in grado di scrivere alle proprie famiglie.
La S.F. Vanni riapre i battenti come libreria temporanea, al numero 30 della 12th Street, nello stesso edificio che aveva occupato dal 1931 al 2004, dopo essersi trasferita dalla sede originaria scelta da Sante FortunatoVanni al 548 della West Broadway.
Natalia Indrimi, direttrice del Centro Primo Levi di New York, ha spiegato che il Centro ha da poco lanciato un progetto editoriale, CPL Editions, ed è apparso naturale che le radici di questa iniziativa affondassero nella storia della editoria italiana a New York rappresentata appunto da quella di Fortunato Vanni,  e  poi continuata poi da un corregionale, Andrea Ragusa, che venne nel 1931 a New York come rappresentante dei Fratelli Treves Editori per vendere l’Enciclopedia Treccani.
Ragusa acquistò la libreria, con sede allora a Bleecker Street, e ne fece un punto d’incontro culturale trasferendola sulla Dodicesima Strada. Dopo la sua morte nel 1974, le figlie, Isa e Olga, hanno tenuto in vita il business paterno offrendo un servizio di libri italiani per corrispondenza. Ora hanno accettato di buon grado la sfida della CPL Editions, diretta da Leonardo Cassin, e hanno riaperto in via sperimentale lo storico Bookstore ad un editore che intende promuovere la storia dell’ebraismo italiano. Leonardo e’ il figlio di Eugenio Cassin che, in 1959, pubbico’ a Londra la prima edizione di “Se questo fosse un uomo” di Primo Levi.

La CPL Editions presentera’ i suoi primi sei titoli:
Bianca Guidetti Serra: Primo Levi, The Friend;
Olga Tarcali: Return from Erfurt- Story Of a Shattered Childhood: 1935-1945;
Gemma Vitale Servadio: “I Am Counting on You, On Everyone…”. Eight Letters from Fossoli, 1944;
Gemma Vitale Servadio  Skirmishes on Lake Ladoga – Venice to Rome: in flight from the Racial Laws;
Annalisa Capristo: Gather What You Can and Flee: Jewish Intellectual Emigration From Fascist Italy;
Roberto Bassi: Skirmishes on Lake Ladoga – Venice to Rome: in flight from the Racial Laws;
Paola Mieli: A Silver Martian – Normality and Segregation in Primo Levi’s Sleeping Beauty.
(Foto cortesia Familia Ragusa)

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Centro Primo Levi NY - 15 West 16th Street - New York, NY 10011 
- www.primolevicenter.org
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Andrea Ragusa, Annalisa Capristo, Bianca Guidetti Serra, Centro Primo Levi, CPL Editions, Gemma Vitale Servadio, Leonardo Cassin, Natalia Indrimi, Olga Tarcali, Paola Mieli, Roberto Bassi, Sante Fortunato Vanni, Vanni Bookstore -----

mercoledì 11 febbraio 2015

Rai Italia / Settimana corta per Community


Una buona notizia a  “Community”: il giochetto della parola o del verbo da indovinare sembra essere stato mandato in archivio.  Era diventato il filo conduttore della trasmissione e bruciava minuti che avrebbero potuto essere dedicati ai problemi piu’ seri degli emigrati e alle loro richieste, problemi attualmente confinati in 5 minuti scarsi.
Avevamo segnalato che recentemente tra le parole o verbi da indovinare era stato proposto il verbo “briffare”, mentre  alcuni giorni fa sono venute fuori  le parole  “scrauso” e “realta’ aumentata”.
Ironicamente, a commentarle ed a spiegarle venivano poi chiamati i linguisti della Dante Alighieri!!
Bene, la “parola” dunque va temporaneamente in archivio (ma speriamo definitivamente) ed arriva un altro indovinello, quello della “localita’ da indovinare”, giochetto piu’ verosinile che per lo meno non ha bisogno di cervelloni in redazione.
Grazie!!!!
***
Un’altra cosa da rivedere: prima della attesissima “Domenica Sportiva” della domenica sera, Rai Italia continua a propinarci spezzoni di “Community”, gia’ visti, gia’ trasmessi.
C’e’ qualcuno di Rai Italia che puo’ spiegarci quali sono  il motivo e la necessita’ di farci vedere la domenica, in prima serata (per lo meno nella fascia orientale degli USA),  roba gia’ vista?
E perche’ non concedere, oltre al sabato, anche un po’ di riposo domenicale al programma?
Vedere le stesse cose e le stesse facce alla lunga finisce per stancare, tanto piu’ se esse precedono una trasmissione sportiva.
***
Per la cronaca: il 7 febbraio scorso, subito dopo l’edizione del Telegiornale  (che ospito’ non solo Carlo Conti che pubblicizzava Sanremo ma addirittura Fabio Insinna - Affari Tuoi -  che venne a spierarci  il motivo per cui si era fatto biondo!!),  Rai Italia ha mandato in onda un pezzo di “Varieta’” durante il quale, dopo un bel monologo di Benigni sul Natale, si e’ continuato sul soggetto delle Feste di fine anno, per chiudere con tanto di canzone di Auguri di Buon Natale da parte di Raffaella Carra’!!!!!

Rai Italia, sveglia, siamo a Febbraio! Buone Feste fatte.

venerdì 6 febbraio 2015

Italiani d'America / Costello (CNN) chiama Faeto


NEW YORK. Esplosione di manifestazioni e programmi televisivi sull'identita' etnica degli americani. Una mostra al "Museum of Chinese in America" esplora il mondo dei cinesi-americani; un nuovo show della ABC, "Fresh Off the Boat," segue le vicende di una famiglia taiwanese che si trasferisce in America negli Anni 90; un'altra commedia, "Black-ish," tratta di una famiglia di afro-americani che vive in un quartiere abitato prevalentemente da ricchi bianchi; il network PBS presentera' questo mese un atteso documentario "The Italian Americans" .
Nel presentare questo fiorire di indagini serie o divertenti sulla  ricchissima varieta’ di identita' etnica americana, Carol Costello, anchor della prestigiosa CNN, ha scritto, tra l’altro, sul sito del grande network internazionale:
“Io sono americana. Italiana-americana. O forse sono americana-italiana o americana di origine italiana. Noooo, sono italiana-americana. Cosi’ sono stata cresciuta a pensare di me stessa, anche se sono nata a Canton, Ohio, la piu’ americana delle citta’.
Nel 1920 un gruppo di uomini che si incontrarono a Canton fondarono la National Football League. Cosa c’e’ di piu’ americano? Lo stesso anno, esplose il numero degli immigranti italiani che vivevano nel Nord-Est dell’Ohio. Circa 60 mila italiani fecero del piu’ americano di tutti gli Stati la loro casa, inclusi i Costello, mia nonna e mio nonno. E i Recchio, dalla parte di mia madre.
Sono italiana per quanto piu’ indietro possa andare col ricordo. E fui cresciuta ad esserne orgogliosa. Crebbi ballando la tarantella, facendo casino, avendo paura del malocchio e del mostro sotto il letto, giocando alla morra, tuffandomi per prendere palline di baseball e litigando anche senza ragione.
Come nonna Costello ci diceva sempre: “Non dimenticare mai da dove vieni”. Lei insisteva su questo punto, anche se solamente due dei suoi nove figli e dozzine di nipoti erano nati in Italia. Non era importante. Era come lei si sentiva, and era come noi ci sentivamo.
Come oggi molti immigranti, i miei nonni vennero in America non perche’ si erano innamorati della cultura americana, ma perche’ erano disperati per sfuggire alla poverta’.Mio nonno, Vincenzo Costello, combatte’ per gli Stati Uniti nella Prima Guerra Mondiale per poter diventare cittadino americano. Ricordate che gli inizi del 1900 gli italiani non erano gli amati  “paesani” di oggi. Essi erano ridicolizzati per la pelle scura, perche’ praticavano il Cattolicesimo, e lasciamo perdere i discorsi sulla mafia...
Persino Joe DiMaggio non potette sfuggire al ridicolo. Un articolo di “Life” nel 1939 descriveva cosi’ le origini del grande giocatore degli Yankees:  “ Invece di olio di oliva o puzzolente grasso d’orso, tiene i capelli composti con l’acqua. E non puzza d’aglio”.
Nonostante tutto, nonno Costello crebbe amando l’America. Come mia nonna, ma lei disperatamente sentiva la mancanza del “ vecchio paese” . Soleva dire a mia zia Nancy che non poteva visitare l’Italia perche’ poi avrebbe voluto restarci. Questo non fece di lei un’anti-americana. Amava le sue origini italiane, ma amava anche l’America. Quindi noi abbracciammo entrambe le ricche culture e sviluppammo un forte senso di identita’ che tanti in questo paese anelano di conservare”.

Quando, dopo aver letto queste appassionate dichiarazioni, scrissi a Carol per dirle che aveva dimenticato di menzionare il luogo di origine dei suoi nonni, la risposta fu quasi istantanea: Faeto!
E' un Comune in provincia di Foggia, poco piu’ di 600 abitanti, adagiato su una collina ad oltre 800 metri. Interessante il fatto che questo Comune e quello contiguo di Celle di San Vito siano l'unica isola linguistica di lingua francoprovenzale della Regione Puglia. Gli abitanti parlano un dialetto che risale ad oltre 700 anni fa.
Questo sito lega i faetani nel mondo:
http://faeto.blogspot.com/p/families-from-faeto.html

domenica 1 febbraio 2015

Celentano, il pittore della Little Italy


Amo Daniel Ralph Celentano, pittore italo-americano, nato nella Little Italy di Manhattan a New  York il 21 Dicembre 1902 e vissuto per gran parte della sua vita pochi chilometri piu' a nord, nella Italian Harlem.
Non puoi essere piu'  americano e piu' italiano al tempo stesso.


Celentano: Festival, 1934
 Figlio di Marie e Vito, immigrati di origine napoletana, quinto di quindici fratelli, Daniel fu un  bambino dotato di eccezionali qualita' artistiche tanto  che aveva solo dodici anni quando  fu mandato  (mi chiedo come abbiano fatto i genitori!) a scuola da Thomas Hart Benton (1889-1975) , un buon artista americano che sposo'  una emigrante italiana, Rita Piacenza, anche lei come Daniel aspirante artista.
Per fortuna a sedici anni Celentano ricevette una borsa di studio che gli permise di  continuare a studiare pittura alla rinomata Cape Cod School of Art con Charles W. Hawthorne (1873-1930). Altre borse di studio gli vennero assegnate poi dalla New York School of Fine and Applied Arts, dove studio' sotto la guida di Howard Giles (1876-1955), e dalla National Academy of Design.
Espose per la prima volta nel 1930, alla Opportunity Gallery di New York,  ed il successo che ottenne determino'  la richiesta dei suoi lavori da parte di altre gallerie. Comincio' anche ad essere presente  nelle rassegne annuali di vari musei tra cui  la Pennsylvania Academy of the Fine Arts, il Whitney Museum of American Art, and il Carnegie Institute.  Celentano partecipo' all'Art Exhibition degli Staff Artists of the American Museum of Natural History e uno dei quadri, "Harlem Coal Barges,"  fu scelto per la copertina del libro "Land of the Free"  di Herbert Agar, pubblicato nel 1935.  L'anno successivo sia  il Carnegie Institute che il Chicago Art Institute e il  Whitney Museum of American Art  acquistarono alcuni dipinti di Celentano dopo di che la Walker Galleries gli dedico' la prima "personale" nel 1938.

Durante gli anni della Grande Depressione (1929-1943), Celentano  partecipo' al  WPA (Works Progress Administration) lo straordinario programma promosso in tutti i settori,  incluso quello dell'arte, da Franklin Delano Roosevelt.
 Esso diede da mangiare a migliaia di artisti disoccupati, pittori, incisori e "muralists"  incaricati di documentare in tutta la nazione, ma obbligatoriamente in stile figurativo,  la vita americana, paesaggi, scene di vita cittadina, operai, fabbriche, miniere, cantieri.  Dalle opere vien fuori  un ritratto inevitabilmente duro della realta' di quegli anni, in alcuni lavori c'e' anche  uno "statement" politico, ma tutto e' un omaggio al lavoratore americano, alla sua tenacia e al suo sacrificio, alla  voglia di una nazione di superare le enormi difficolta' grazie alle risorse dell'agricoltura e al progresso industriale.
Furono creati oltre 100 mila dipinti e pitture murali, oltre 1800 sculture. Questi lavori vennero poi esposti in scuole, biblioteche, parchi, centri sociali perche' il grosso pubblico potessi ammirarli e possibilmente acquistarli.
Tra coloro che parteciparono al programma e che solo nel dopoguerra potettero lasciarsi alle spalle il "realismo sociale"  del New Deal  di Roosevelt per creare arte astratta, furono Jackson Pollock, Willem de Kooning, Lee Krasner, Mark  Rotko, Arshile  Gorky, Philip Guston, Stuart Davis e lo stesso Thomas Hart Benson.
Bisognava essere cittadini americani per essere ammessi, tuttavia Rotko, de Kooming ed altri riuscirono ad imboscarsi per poi, una volta scoperti, lasciare il programma. Gorky prese allora la cittadinanza americana.
"Quell'esperienza, breve perche' io ero straniero e dovetti andar via, ha segnato la mia vita - dira' de Kooning - Invece di fare lavori occasionali e poi dipingere, io prima dipingevo e poi facevo lavori saltuari. La mia vita era la stessa, ma la vedevo da un'altra prospettiva. Abbandonai allora per sempre l'idea che per dedicarmi alla pittutra dovevo prima diventare ricco".
Celentano, che giovanissimo aveva aiutato con i "murales" il suo maestro Benton,  fece parte del gruppo della pittura murale  lavorando al Queens General Hospital di  New York City.  Creo' poi affreschi  in proprio per la Biblioteca pubblica del  Queens, per quella di Flushing, per una scuola (P.S. 150) del Queens e nel 1938 fu scelto per eseguire un "mural"  per conto del Dipartimento del Tesoro per l'ufficio postale di  Vidalia, in Georgia.
Durante la Seconda Guerra Mondiale Celentano fece parte del settore artistico della Grumman Aircraft Corporation in Bethpage, Long Island dove nel 1942 creo'  "The Flight of Man"  (Il volo dell'uomo) una pittura murale che mostra il progresso umano nel settore dei trasporti e della comunicazione.
Ma Daniel e' il pittore  della vita di ogni giorno, la vita umile, ricca di suoni e odori della Piccola Italia, delle fiere, delle processioni, dei mercatini, della metropolitana.
Celentano mori' a New York nel 1980.

Nella foto sotto il titolo: Festival (1934), sopra La Morra. Al centro:Autoritratto






venerdì 30 gennaio 2015

Rai Italia / Aggiornata la "Giostra dei Gol"

Un bravo  a Rai Italia che, dopo due anni, ha aggiornato il sito dopo la nostra segnalazione. Grazie a colui, colei o coloro che hanno segnalato a chi di dovere che bisognava portare i nomi degli ospiti della "Giostra dei Gol", la trasmissione piu' popolare, al passo coi tempi.
Ecco la nuova presentazione:

"La Giostra dei Gol"  è la trasmissione calcistica domenicale irradiata da Rai Italia in quattro continenti.
Da oltre dieci anni la Giostra dei Gol è il tradizionale appuntamento televisivo per decine di milioni di appassionati di calcio in tutto il mondo. La domenica calcistica, prende il via di norma alle 12.30 per seguire la telecronaca della prima partita di serie A.
Amedeo Goria conduce La Giostra dei Gol, ospiti in studio: Italo Cucci, Mario Somma, Katia Serra e Giorgio Germano’.
Alle 15.00 la telecronaca del secondo incontro proposto in trasmissione. "Finestre" con l’aggiornamento in diretta dei gol dagli altri campi, commenti ed approfondimenti con ospiti in studio, servizi giornalistici continuano a caratterizzare il programma.
Gli anticipi del sabato vanno in onda in diretta in palinsesto, così come il posticipo domenicale. Ogni settimana un nuovo telespettatore sarà collegato via Skype,  seguirà e interagirà con lo studio prima, durante e alla fine della partita principale. Il programma è a cura di Enrico Testa e Loredana Quatrini.
Coordinamento Rai Sport: Gabriella Moiani.
"

Perfetto!

Nella foto da sinistra a destra: Somma, Serra, Cucci e Goria. Germano' siede alla scrivania sulla destra


mercoledì 28 gennaio 2015

Rai Italia/ Community...ma non troppo


Queste note sono per coloro che fanno la "scaletta" di Community, un programma che ufficialmente e' dedicato agli italiani all'estero nonostante esso spesso
ospiti personaggi che con gli emigrati hanno poco o niente a che dividere.
Una rubrica che interessa molto i telespettatori e' indubbiamente quella che riguarda le risposte ai quesiti di natura legale, fiscale, finanziaria e giuridica che gli italiani rivolgono dall'estero al programma  e che la conduttrice Benedetta Rinaldi sottopone ad un esperto (dell'INPS o altre agenzie istituzionali) che fornisce la piu' qualificata e precisa delle risposte.
Ma, come succede troppo frequentemente, l'ospite deve correre perche' lo spazio a disposizione non e' molto ( media 5 minuti) e la Rinaldi comincia a guardare nervosamente alle lancette dell'orologio che ha di fronte.
Rimangono necessariamente fuori, quindi, altre lettere ed altre tematiche di grande interesse per tutti, perche' bisogna rispettare la "scaletta" e passare al prossimo segmento.
Nelle ultime due puntate che ho visto,  questo programma che interagisce con la Comunita' ( la Rai ci scusi se usiamo il termine italiano) e' stato costretto in pochi minuti per fare largo al quarto d'ora usato per la promozione di libri:  "55 secondi" (Tonino Cagnucci-Paolo Castellani)  sul calciatore della Roma Agostino Di Bartolomei, a spese dell'ottimo Salvatore Ponticelli dell'INPS che ha dovuto tagliar corto; nella puntata successiva  e' stato concesso un quarto d'ora ad un libro di Valeria Luzi, (Ti odio con tutto il cuore, pubblicato dall'autrice, che ha comunque qualche agancio con New York  e l'Inghilterra), a spese dell'altrettanto ottimo Nicola Forte  del "Il Sole 24 Ore".
 Addetti alla "scaletta": non sarebbe piu' opportuno assegnare 15 minuti al programma degli esperti e cinque minuti alle promozioni commerciali?
Perche' non guadagnare tempo eliminando questo assurdo, ridicolo giochetto della "parola" misteriosa che gli emigrati devono indovinare?
Pensate: l'ultima era....."briffare"!!!  Ma stiamo scherzando? 
Volete che gli italiani all'estero riscoprano l'italiano o imparino gli anglicismi?

venerdì 23 gennaio 2015

Braccio di ferro tra Bill Clinton e Martin Scorsese

NEW YORK. Braccio di ferro tra il regista Martin Scorsese e Bill Clinton.
Un documentario per l’HBO sull’ex presidente degli Stati Uniti, iniziato un paio di anni fa, e per buona parte completato, si e’ arenato a causa di un disaccordo tra le parti per quanto riguarda il controllo finale.
Sembra che Clinton abbia negli ultimi tempi richiesto sulle domande della intervista e sulla versione finale del lavoro maggior controllo di quanto il regista sia disposto a concedergli. Un altro problema, non risolto, e’ il ruolo che Chelsea Clinton, la figlia di Bill e Hillary, potrebbe avere sia nel film o nel team di produzione. Grande la stima reciproca tra l’uomo politico e il regista. Clinton defini’ Scorsese  “regista leggendario”, Scorsese si disse felice di poter fare un ritratto intimo di un “personaggio eccezionale”.
Sul braccio di ferro, “no comment” da parte di Scorsese, impegnato a girare in Taiwan un film sui gesuiti per la Paramount Pictures, “no comment” da parte dei Clinton. Diplomatico e possibilista HBO, il network che ha gia’ prodotto film su Ronald Reagan e George H.W. Bush, ex inquilini della Casa Bianca: “Non succede niente ora, ma non significa che non succedera’”

Probabilmente si tratta di una manovra per mettere il progetto in soffitta in attesa dell’annuncio di Hillary Rhodam Clinton, ex First Lady, pronta a scendere in campo per raccogliere tra due anni l’eredita’ democratica del presidente uscente Obama.
Se molti collaboratori vicino a Clinton sono convinti che il documentario di Scorsese possa aiutare la campagna elettorale di Hillary, molti altri dicono il contrario: il film potrebbe fornire qualche arma in piu’ ai repubblicani per attaccare la candidata. La prudenza non e’ mai troppa. Parimenti bloccato un documentario della CNN sulla ex First Lady, al quale si sono opposti non solo gli amici di Clinton ma anche i repubblicani.
Fermo per il momento anche un progetto cinematografico, intitolato “Rodham”, sul romanzo d’amore tra la giovane Hillary ed il giovane Bill. Restano da scegliere ancora la protagonista e il regista, ma James Ponsoldt sembra il preferito. NBC  ha archiviato definitivamente una miniserie con Diane Lane nel ruolo di Hillary.
Sembra che tutto andra’ invece secondo i piani  per “Clinton the Musical”, una satira sugli scandali alla Casa Bianca ai tempi di Bill Clinton. Lo show dovrebbe esordire Off Broadway  il prossimo Marzo.
Nelle foto: Bill e Hillary Clinton e, a destra, Martin Scorsese